DECRETO SOSTEGNI: NUOVO GOVERNO, STESSE SOLUZIONI

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La corposa campagna mediatica e la suspence creata dal nuovo esecutivo sulle misure del Decreto Sostegni ha deluso ancora una volta le aspettative degli operatori economici, specialmente quelli costretti alle chiusure delle attività per effetto dei provvedimenti legislativi.
Abbandonato il criterio dei codici ATECO è stata estesa la platea degli aventi diritto ai contributi a fondo perdutoai soggetti con partita iva attivata a partire dal 1° gennaio 2019che svolgono attività di impresa arte professione o producono reddito agrario. I requisiti per accedere sono: conseguimento di ricavi o compensi non superiori a 10 milioni di euro nel periodo di imposta 2019; aver avuto un calo almeno del 30% tra l’ammontare medio mensile di fatturato e corrispettivi dell’anno 2020 rispetto all’ammontare medio mensile di fatturato e corrispettivi dell’anno 2019.
Il contributo parte dal 60% dello scostamento medio mensile per i volumi d’affari più bassi per scendere al 20% per i ricavi da 5 a 10 milioni di euro. Andando a calcolare le percentuali, l’effettivo “sostegno “che arriva agli operatori economici è ridotto ad una forbice tra il 5 e l’1,66% del fatturato perso.
Quello che possiamo constatare è che cambiando le formule di calcolo il risultato non cambia e la dura realtà è che lo Stato italiano non ha le risorse necessarie per indennizzare le attività economiche alle quali impedisce di lavorare.
La situazione economica sta peggiorando di giorno in giorno e con essa cresce lo sconforto e la sfiducia di aziende, professionisti e dipendenti, logorati dall’incertezza e dal perdurare di dati preoccupanti dal punto di vista sanitario. Anche l’annunciata pace fiscale si è ridotta ad un modesto stralcio delle cartelle fino all’anno 2010 e le scadenze della rottamazionesono state rinviate di pochi mesi. Tra poco famiglie ed imprese i troveranno, inoltre, ad affrontare la ripresa del pagamento delle rate di mutui e prestiti, sospese nel 2020.
Anche sul fronte lavoro nulla cambia. Viene prorogata la cassa integrazione di 28 settimane fino a fine anno e con essa il divieto di licenziamento al 31 ottobre per coloro che si avvalgono di ammortizzatori sociali nel settore servizi e cassa in deroga e 13 settimane fino al 30 giugno per le aziende rientranti in ambito cassa integrazione ordinaria.
Bonus di importo fra i 1200 e 3600 euro sono stati stanziati per lavoratori stagionali e sportivi.
Stiamo tutti sospesi in attesa che la campagna di vaccinazione porti effetti positivi sul calo dei contagi perché solo migliorando la situazione sanitaria si può sperare in una ripresa del settore turistico, della ristorazione e dei servizi, motori dell’economia veneziana.
Ora aspettiamo solo di vedere se, almeno dal punto di vista delle procedure, ci sarà una maggiore tempestività nel far arrivare le poche risorse ai destinatari.

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