Comunicato stampa del 02/04/2020

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LA CONVENZIONE ABI, MINISTERO del LAVORO e SINDACATI PER L’ANTICIPAZIONE DELLA CASSA INTEGRAZIONE – una finta semplificazione che tutela principalmente gli interessi delle banche

La propaganda

“La convenzione si presenta come un’operazione a costo e burocrazia zero per il lavoratore. Le banche, come nel decennio della crisi finanziaria partita nel 2008, anticiperanno le somme e verranno poi ristorate direttamente da Inps. Qualora l’importo complessivo della Cig fosse superiore ai 1.400 euro, sarà la stessa banca a integrare la differenza, una volta incassate le risorse extra dall’Istituto di previdenza “entro al massimo 7 mesi”.

La realtà

ANTICIPAZIONE DELLE INDENNITA’ DI CASSA INTEGRAZIONE AI LAVORATORI DA PARTE DELLE BANCHE.

Ministro del Lavoro, sindacati e ABI (associazione delle banche) hanno sbandierato come una semplificazione a costo zero per i lavoratori la stipula della convenzione per mezzo della quale le banche anticiperebbero le indennità di cassa integrazione ai lavoratori dipendenti per conto dell’Inps. Vediamo perché in pratica non è così. La convenzione che tutti possono visionare nel sito dell’ABI, impone una serie di condizioni per l’accesso all’anticipo, vediamo quali:

  • Vengono anticipate solo le indennità di cassa integrazione a zero ore. Ciò significa che vengono esclusi i lavoratori che hanno una riduzione di orario (ad esempio quelli che lavorano a rotazione anche per poche ore alla settimana)

  • L’anticipo è pari a 1400 euro e la sua durata è 7 mesi

  • Viene valutato il merito creditizio: ciò significa che la banca potrebbe rifiutare l’anticipo al lavoratore che avesse in corso finanziamenti, rateazioni o cessione del quinto (“È fatta salva la facoltà delle Banche che applicano la Convenzione di procedere all’apertura di credito previa istruttoria di merito creditizio da effettuarsi nel più breve tempo possibile e in ogni caso in piena autonomia e discrezionalità, nel rispetto delle proprie procedure e delle vigenti disposizioni di legge e regolamento in materia di assunzione del rischio”)

  • Complessità della procedura: Il lavoratore dovrà contattare telefonicamente la propria banca, senza recarsi presso la filiale, e compilare i seguenti moduli di richiesta dell’anticipo dell’integrazione salariale che gli spetta:

Ogni Modulo comprende 4 allegati che devono essere debitamente compilati:

  • la richiesta dell’anticipazione alla banca

  • la lettera all’INPS con l’indicazione del conto corrente bancario su cui accreditare il trattamento

  • l’autorizzazione all’Inps di accreditare l’integrazione salariale sul conto corrente indicato e l’autorizzazione alla banca di provvedere al recupero delle somme versate quale anticipazione, una volta che l’Inps ha effettuato l’accredito

  • l’elenco dei documenti da allegare alla domanda. (1. Copia documento d’identità; 2. Copia codice fiscale; 3. Dichiarazione dell’azienda di aver proceduto all’inoltro della domanda di CIGS all’Ente competente con richiesta di pagamento diretto secondo la normativa vigente. 4. Lettera di impegno irrevocabile ad autorizzare l’INPS ad effettuare l’accredito delle sue spettanze direttamente sul conto corrente su cui è stata concessa la disponibilità dell’anticipazione; 5. Copia della raccomandata AR o strumento equivalente per la richiesta di domiciliazione irrevocabile dello stipendio e dell’importo relativo al contributo di Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS), CIGS in deroga (Allegato C3); 6. Copia ultima busta paga; 7. Copia del permesso di soggiorno, in caso di lavoratore straniero; 8. In caso di lavoratore dipendente da Azienda non associata alle parti sottoscrittrici, dichiarazione del datore di lavoro di condividere ed aderire ai principi, criteri e strumenti previsti nella Convenzione)

Dopo tutto questo “iter semplificato a burocrazia zero” (!), nel caso venisse negata la cassa integrazione per qualsiasi motivo (anche insufficienza di fondi) il lavoratore e il suo datore di lavoro sono obbligati in solido a restituire l’anticipazione, al termine dei 7 mesi, entro 30 giorni.

Ovviamente il Governo e l’Inps dovranno dare alle banche “adeguate garanzie” sulle anticipazioni.

Quindi, con l’avallo delle parti sociali e del Ministero le banche, come al solito, tutelano i loro interessi, altro che spirito di solidarietà!

Quello che si poteva fare, in modo semplice e diretto, veramente senza costi per alcuno era un’operazione semplicissima.

Le aziende hanno già un canale di comunicazione diretto con l’INPS attraverso il sito che si chiama “cassetto previdenziale aziende”. Bastava inviare un file con l’elenco degli IBAN dei lavoratori, l’INPS inviava direttamente l’ordine di accredito dell’acconto alle banche ed il lavoratore poteva ricevere immediatamente l’importo sul suo conto corrente. Poi, in base alle ore di cassa integrazione autorizzata dall’Istituto, le aziende e i Consulenti del lavoro che le assistono quali intermediari, avrebbero potuto procedere con calma, dal mese di aprile in poi a rendicontare gli importi all’Inps attraverso i flussi dei dati contributivi che si inviano mensilmente (Uniemens).

Le banche potevano essere comunque garantite (visto che questo è il fattore essenziale per il coinvolgimento delle stesse) dallo Stato e dall’INPS.

Nemmeno il terribile Corona riesce a bloccare il VIRUS DELLA BUROCRAZIA!

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